Gavia Massima
La matrona romana che finanziò l'acquedotto

Epigrafe dedicata a Gavia Massima
Un'altra epigrafe in pietra ci tratteggia il profilo di una seconda donna romana protagonista del suo tempo: Gavia Massima. Era una nobildonna appartenente ad una famiglia di viticoltori che esportava vino nell'intero bacino del Mediterraneo.
Sulla lapide incastonata nella facciata di un palazzo all'inizio di via Rosa si legge che la donna fece una donazione per le opere dell'acquedotto pubblico di ben 600.000 sesterzi. Era una grossa cifra, dato che un sesterzio di quel periodo è paragonabile ad un euro attuale. Il consistente lascito testamentario a favore di un'opera fondamentale per la collettività conferma un'autonomia decisionale più spiccata rispetto al ruolo tradizionale della matrona romana e anche la volontà di accrescere il prestigio sociale dei propri figli.